Il “mal di schiena” comunemente detto può essere sinonimo, utilizzando terminologia medica, di lombalgia, dorsalgia o dorsolombalgia e si riferisce a un dolore localizzato a livello del rachide lombare, dorsale o di entrambi.

Il termine lombosciatalgia identifica un dolore al rachide che si irradia alla superficie posteriore della coscia a causa dell’interessamento patologico del nervo sciatico, nella maggioranza dei casi dovuta alla presenza di un’ernia del disco intervertebrale.

La cruralgia o lombocruralgia è caratterizzata invece da un dolore al rachide che si irradia sulla superficie anteriore e o mediale (interna) della coscia. L’insorgenza può essere acuta o lentamente progressiva e la causa primaria è un conflitto disco-radicolare a carico delle vertebre L2-L4 che determina una sofferenza delle radici del nervo crurale.

Nei casi più severi al dolore possono accompagnarsi altri sintomi, indice di sofferenza nervosa, quali formicolii, sensazione di intorpidimento, ipo-anestesia di specifiche superfici cutanee e ipostenia (debolezza) dei muscoli innervati dal nervo interessato dalla patologia.

Epidemiologia – Frequenza del mal di schiena, un problema di salute, sociale ed economico

Lombosciatalgia e Lombalgia  sono le patologie in assoluto più frequenti nei Paesi industrializzati.

Si stima che oltre l’80% dell’intera popolazione mondiale abbia esperienza di almeno un episodio di mal di schiena nell’arco della propria vita.
Soltanto in Italia i soggetti che soffrono di mal di schiena superano i 15 milioni.

La fascia d’età più colpita è quella compresa tra i 35 e i 55 anni, ovvero la fascia delle persone in età lavorativa.
Il mal di schiena è il motivo più frequente di ricorso a visite mediche ed è la prima causa di assenza dal lavoro, costituendo pertanto un problema non solo di Salute, ma anche di tipo sociale ed economico.

ANATOMIA della colonna vertebrale

Per capire la patologia che interessa la colonna vertebrale è necessario conoscerne l’anatomia.

La colonna vertebrale o rachide è una struttura complessa costituita da molteplici elementi mobili, connessi tra loro da elementi fibro-legamentosi, ed ha la funzione di sorreggere il corpo e il capo, proteggere il midollo spinale garantendo la fuoriuscita dei nervi spinali, consentire i movimenti del tronco e accompagnare la dinamica respiratoria.

Il rachide è costituito da 33 vertebre di cui:

  • 7 cervicali
  • 12 toraciche
  • 5 lombari
  • 5 sacrali
  • 4 coccigee

Ciascuna vertebra è costituita da una porzione anteriore di forma cilindrica, il corpo vertebrale e da una porzione posteriore, l’arco, che circoscrive il canale vertebrale all’interno del quale si trova il midollo spinale. Gli archi sono a loro volta costituiti anteriormente dai peduncoli che si collegano col corpo, lateralmente dai processi trasversi e, posteriormente, dal processo spinoso. Alla radice dei due processi trasversi si trovano le due faccette articolari superiori e le due inferiori che si articolano con le rispettive faccette articolari delle vertebre sovra e sottostanti.

Tra ogni corpo vertebrale, interposto tra la limitante somatica inferiore della vertebra sovrastante e la limitantte somatica superiore della vertebra sottostante, si inserisce il DISCO INTERVERTEBRALE che ha una funzione importantissima nel separare le superfici dei corpi vertebrali, distribuire e ammortizzare i carichi sulla colonna e aumentarne la mobilità.

 
Nella struttura del disco intervertebrale è possibile distinguere due componenti:

  • Anulus fibroso: è la porzione del disco più periferica ed è costituita da lamelle di fibre collagene disposte concentricamente
  • Nucleo polposo: situato nella parte centrale del disco, circondato interamente dall’anulus, è di consistenza gelatinosa, ricco di acqua e proteoglicani. Il nucleo polposo non è vascolarizzato e il suo nutrimento avviene per processi di osmosi e diffusione.

Mentre l’anulus, essendo più rigido, ha la funzione di contrastare le sollecitazioni in trazione, torsione o trazione imposti sul rachide, il nucleo polposo funge da ammortizzatore per le sollecitazioni in compressione, in primis quelle determinate dal peso corporeo.

Il disco intervertebrale è un elemento centrale nell’eziopatogenesi del dolore di origine vertebrale poiché, se alterato a seguito di traumi, patologie o per fisiologico invecchiamento, può determinare l’insorgenza di una serie di problematiche che sono origine di dolore.

Per garantire la salute del disco è necessario una bilanciata alternanza tra condizioni di carico e scarico su di esso. Pertanto, le posture mantenute a lungo ostacolano il ricambio nutritizio e possono accelerare i processi di degenerazione discale.

E’ da sottolineare, inoltre, che l’entità del carico sulla colonna vertebrale varia a seconda della posizione mantenuta. Considerando un carico del 100% in posizione ortostatica (in piedi), si scende a un 25% in posizione sdraiata, si sale a 150% in posizione seduta, al 200% in piedi col busto inclinato in avanti e al 250% in posizione seduta col busto inclinato in avanti.
Dunque, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, la posizione seduta sollecita il rachide il 50% in più rispetto alla posizione ortostatica.

All’interno del canale vertebrale si trova il MIDOLLO SPINALE.
Il midollo spinale è simile ad un lungo stelo, pressoché cilindrico, un poco appiattito in senso antero-posteriore, posto nel canale vertebrale ed esteso dal foro occipitale al corpo della seconda vertebra lombare. Non è rettilineo ma segue le curvature della colonna, ha un peso di circa 28 grammi e un diametro medio di circa 10 mm. Presenta due rigonfiamenti fusiformi nei suoi tratti che corrispondono alle emergenze dei nervi spinali più voluminosi, ossia quelli deputati all’innervazione rispettivamente degli arti superiori (rigonfiamento cervicale) e degli arti inferiori (rigonfiamento lombare).
Il midollo spinale NON riempie interamente la cavità del canale vertebrale, ma ne occupa la sola parte centrale, rimanendo separato dalle pareti del canale medesimo per l’interposizione dello spazio perimidollare, che contiene le meningi spinali e, esternamente a queste, il tessuto adiposo peridurale nel quale decorrono abbondanti vasi sanguiferi, soprattutto venosi.

Da ciascuna metà del midollo spinale fanno emergenza 33 radici anteriori e 33 radici posteriori dei nervi spinali. Poiché ogni radice anteriore si unisce poi con la radice posteriore che emerge al suo stesso livello, si costituiscono 33 nervi spinali per lato.

Essendovi notevole discrepanza tra la lunghezza del midollo spinale e quella della colonna vertebrale, soltanto i nervi spinali più alti decorrono pressoché orizzontalmente per portarsi al loro foro di uscita dal canale vertebrale. Tutti gli altri nervi spinali si inclinano invece verso il basso e ciò in modo tanto più manifesto quanto più emergono da parti inferiori del midollo spinale. Di conseguenza, gli ultimi nervi toracici e i nervi lombari, sacrali e coccigei scendono verticalmente per un tratto entro il canale vertebrale prima di raggiungere il loro foro di uscita dal canale vertebrale stesso: formano, così, all’estremità inferiore del midollo spinale, un voluminoso fascio nerveo che ingloba anche il filo terminale e che ha il nome di cauda equina.

I Nervi Spinali

Ogni nervo spinale risulta costituito dall’unione della radice anteriore con la radice posteriore, unione che avviene poco prima dell’uscita del nervo spinale stesso dal canale vertebrale. La radice anteriore è motrice e la radice posteriore è sensitiva.
Le fibre radicolari anteriori che formano la radice anteriore del nervo spinale, sono di due tipi: fibre motrici somatiche, deputate all’innervazione motrice dei muscoli scheletrici, e fibre effettrici viscerali, che mettono capo ai gangli simpatici per l’innervazione motrice della muscolatura involontaria ed eccito-secretrice delle ghiandole.
La radice posteriore del nervo spinale ha la sua origine reale nel ganglio spinale ed è formata da protoneuroni sensitivi, detti neuroni a T: il loro neurite si divide a T dando luogo a una fibra periferica e a una fibra centrale. La fibra periferica esce dal ganglio, prosegue nel nervo spinale e va a distribuirsi in un territorio periferico del corpo raccogliendo impulsi sensitivi che poi la fibra centrale porta al midollo.

Per approfondire l’argomento con una trattazione dettagliata dei territori di distribuzione dei nervi spinali si rimanda alla lettura dei seguenti articoli: PLESSO BRACHIALE E PLESSO LOMBOSACRALE.

Le molteplici cause del mal di schiena

Se il mal di schiena può sembrare un sintomo banale, le sue cause scatenanti sono davvero tante e spesso nello stesso paziente coesistono più condizioni patologiche che possono giustificare i sintomi.
Per tale motivo, allo scopo di giungere a una diagnosi eziologica specifica e conseguentemente impostare un trattamento adeguato, è necessaria una visita del Medico Specialista (Fisiatra o Ortopedico) che abbia una conoscenza approfondita dell’anatomia del rachide, della fisiopatologia delle affezioni che possono colpirlo, delle modalità di presentazione clinica e della relativa terapia specifica.

  • Cause meccaniche interessanti la colonna vertebrale: la sintomatologia deriva da un processo patologico che interessa primariamente la colonna vertebrale o le sue strutture adianti quali muscoli, legamenti, superfici articolari, periostio, vasi, nervi o disco intervertebrale. Capire esattamente quale di queste strutture è causa del dolore non è affatto semplice.
  • Cause non meccaniche interessanti la colonna vertebrale: la causa del dolore deriva da affezioni di tipo neoplastico, infettivo, reumatologico o infiammatorio a carico del rachide.
  • Cause extra-vertebrali: il dolore riferito alla schiena può dipendere da patologie che nulla hanno a che fare col rachide. Possono essere coinvolte patologie gastro-intestinali, renali, ginecologiche, urologiche, vascolari.

CAUSE MECCANICHE INTERESSANTI LA COLONNA VERTEBRALE

Una lombalgia è frequentemente spiegabile dalla presenza di un danno anatomico a carico del disco intervertebrale, delle articolazioni vertebrali o delle strutture ossee, legamentose o nervose della colonna vertebrale.

ARTROSI

L’artrosi è una malattia degenerativa che interessa le articolazioni. Colpisce il 10% della popolazione generale e il 50% dei soggetti con età superiore ai 60 anni. In genere sono coinvolte le articolazioni più sottoposte a usura, in relazione al peso corporeo e ai movimenti quotidiani. Quando l’artrosi interessa il rachide, in particolare quello lombare, si manifesta una sintomatologia dolorosa.
Il processo artrosico determina l’usura delle apofisi articolari (le superfici articolari delle vertebre rivestite da cartilagine) e determina la comparsa di osteofiti che, se localizzati nella parte anteriore o laterale del corpo vertebrale possono essere causa di sintomatologia dolorosa (si ricorda che il legamento longitudinale anteriore, a differenza del legamento longidutinale posteriore che riceve fibre sensitive dal nervo dicorrente del Luschka, non è innervato: pertanto anche grossi osteofiti situati anteriormente non determinano alcuna sintomatologia). Gli osteofiti, inoltre, specie se molto voluminosi, riducono il calibro dei forami di coniugazione e possono essere causa di radicolalgie e stenosi del canale (canale lombare stretto o stenosi del canale).

INSTABILITÀ VERTEBRALE E SPONDILOLISTESI

Le discopatie e l’usura delle faccette articolari favoriscono un’instabilità vertebrale che può estrinsecarsi con scivolamenti vertebrali, detti spondilolistesi.

La spondilolistesi consiste nello scivolamento anteriore di una parte o di tutta una vertebra rispetto alla vertebra sottostante. Può colpire qualsiasi tratto della colonna, anche se il tratto lombare è il più interessato a causa di fattori anatomici.

L’incidenza nella popolazione generale è significativa (5%) e arriva fino al 20% nei soggetti predisposti, ovvero in colore che praticano attività lavorative e/o sportive che comportano un atteggiamento del rachide in iperlordosi o il sollevamento di pesi. 

Per un approfondimento dettagliato di questa patologia si rimanda alla lettura di questo articolo: spondilolistesi vertebrali

PATOLOGIA DEGENERATIVA DEL DISCO INTERVERTEBRALE

Col passare degli anni il nucleo polposo va incontro a una fisiologica degenerazione disidratandosi, perdendo spessore, altezza ed elasticità. L’anello fibroso può fissurarsi e frammenti del nucleo polposo possono erniare, ovvero fuoriuscire dall’anello fibroso danneggiato, e causare effetti compressivi sulle strutture anatomiche adiacenti.

COMPRESSIONE RADICOLARE

Nelle Radicoloalgie (dolore radicolare) è presente una compressione delle radici e colpiscono soprattutto le radici del nervo sciatico, determinando l’insorgenza di lombosciatalgia e le radici nel nervo femorale, causando cruralgia.
Esse possono esse mono o bilaterali e sono caratterizzati dalla presenza di disturbi motori, sensitivi o sfinteriali.
La compressione radicolare può essere determinata da:

  • diminuzione dell’altezza del forame di coniugazione, conseguente allo schiacciamento del disco intervertebrale
  • presenza di osteofiti: derivanti da processi di degenerazione artrosica
  • spondilolistesi
  • ernie e protrusioni discali

LE ERNIE DEL DISCO

Le ernie del disco intervertebrali o ernie discali consistono nella dislocazione o fuoriuscita in parte o in toto del nucleo polposo tramite una fissurazione dell’anulus fibroso, causata in genere da un processo degenerativo peggiorato da uno stile di vita sedentario, dal sovrappeso e da alcuni sport e attività che comportanto traumi e carichi importanti sulla colonna vertebrale.
Se l’anulus fibroso è fissurato solo parzialmente si parla di protrusione discale.

Classificazione delle ernie

In base al criterio TOPOGRAFICO le ernie possono essere distinte in:

  • mediane: l’erniazione si trova lungo la linea mediana del midollo spinale
  • paramediane: ernie posteriori o poco deviate rispetto alla linea mediana
  • laterali: ernie distanti dalla linea mediana
  • intraforaminali: ernie che interessano il forame di coniugazione
  • extraforaminali: ernie laterali rispetto al forame di coniugazione

In base al GRADO dell’ernia, ovvero di fuoriuscita del materiale erniario, si distinguono:

  • ernie contenute: si ha rottura dell’anulus del disco intervertebrale con fuoriuscita di materiale erniario che però è contenuto dal legamento longitudinale posteriore
  • ernie protruse: oltre alla rottura dell’anulus del disco intervertebrale si ha anche la lesione del legamento longitudinale posteriore, tramite il quale il nucleo polposo può insinuarsi fino a prendere contatto con le strutture nervose retrostanti.
  • ernie espulse o migrate

Le ernie del disco intervertebrale possono essere asintomatiche oppure presentarsi con una clinica che varia in relazione alla sede anatomica, al tipo e al grado.
Generalmente è possibile distinguere una fase iniziale caratterizzata da una sindrome irritativa col dolore come sintomo predominante e una fase subacuta in cui è possibile riconoscere deficit sensitivo-motori a carico delle radici nervose interessate dall’ernia.

CAUSE NON MECCANICHE INTERESSANTI LA COLONNA VERTEBRALE

Tutte le affezioni rachidee possono dare lombalgia:

  • Tumori ossei benigni o maligni
  • Neurinomi o tumori della cauda equina
  • Neoplasie viscerali metastatizzate al rachide: le più frequenti neoplasie a localizzazione secondaria ossea sono quelle prostatiche e mammarie.
  • Cause reumatologiche: es. Spondilite Anchilosante
  • Cause ematologiche: es. Mieloma multiple
  • Cause infettive: es. Morbo di Pott (localizzazione vertebrale di tubercolosi)

CAUSE EXTRA-VERTEBRALI

Patologie esclusivamente extravertebrali possono simulare talvolta una lombalgia:

  • coliche renali
  • calcolosi biliare
  • ischemia cardiaca

E’ per questo motivo che quando ci si trova di fronte a un dolore improvviso, “atipico”, mai provato prima, è bene rivolgersi al medico, l’unica figura sanitaria che ha la competenza per effettuare una diagnosi differenziale con altre problematiche di pertinenza internistica.
Non è da sottovalutare, infine, la frequenza di sindromi da somatizzazione e affezioni di origine psicogena: esiste, infatti, una quota di lombalgie a origine psicogena e per cui è necessario l’intervento di uno psichiatra o supporto psicologico.

Mal di schiena – cause e fattori di rischio

Sono stati documentati i seguenti fattori di rischio per “mal di schiena”:

Fattori genetici e costituzionali

  • Età: la fascia di età più colpita è tra i 25 e i 55 anni.
  • Sesso: esiste un maggior rischio nei soggetti di sesso maschile.
  • Statura: i soggetti alti sono più a rischio .

Fattori genetici.

  • Dimensioni del canale spinale: i soggetti che costituzionalmente hanno un canale vertebrale stretto sono più suscettibili di sviluppare mal di schiena.
  • Gravidanza: durante la gravidanza si assiste a un significativo incremento dei casi di mal di schiena.

Fattori fisiologici

  • Sovrappeso e obesità.
  • Debolezza dei muscoli paravertebrali e addominali.
  • Attività lavorative, sport o attività ludiche che espongano il rachide a traumi o microtraumi ripetuti, rotazioni o flesso-estensioni forzate: ad es. equitazione, golf, tennis, ginnastica artistica.
  • Alterazione della lordosi fisiologica (iperlordosi, rettilineizzazione ecc.).
  • Squilibrio frontale (asimmetria del bacino, scoliosi).

Fattori psicologici

  • Depressione, ansia, disturbi del comportamento.
  • Stile di vita e postura
  • Fumo di sigaretta.
  • Scarsa attività fisica e sedentarietà.
  • Abitudine a mantenere posture scorrette per lunghi periodi.
  • Compiere lavori monotoni, che implichino stress sul rachide: es. autotrasportatori, sollevatori di carichi, operai che utilizzano macchinari con vibrazioni.

Segni e sintomi

La compressione degli elementi nervosi e la clinica conseguente, varia a seconda della sede e della gravità dell’ernia. In generale le ernie postero-laterali comprimono la radice nel forame di coniugazione o a livello della sua emergenza dal midollo spinale. Le ernie mediane possono comprimere 2 o più radici simultaneamente o determinare la sindrome della cauda equina.

Le due più comuni sindromi cliniche sono la lombosciatalgia o nevralgia sciatica comune e la lombocruralgia o nevralgia crurale.

LOMBOSCIATALGIA O NEVRALGIA SCIATICA COMUNE

lombosciatalgia
lombosciatalgia

La lombosciatalgia è una condizione patologica determinante dolore in corrispondenza della porzione inferiore della schiena che si estende lungo uno dei due arti inferiori fino al piede ed è causata da una irritazione o da una compressione dei nervi spinali lombari e/o sacrali costituenti il nervo sciatico, detto anche nervo ischiatico.
Il nervo sciatico è il più grande nervo del corpo umano, origina dalla porzione inferiore della schiena e percorre tutto l’arto inferiore fino al piede: è un nervo misto (sensitivo-motorio) e le sue fibre originano dagli ultimi due nervi spinali lombari (L4-L5) e dai primi tre nervi spinali sacrali (S1, S2 e S3).
Per un richiamo anatomico dettagliato del plesso lombosacrale, del nervo sciatico e dei suoi territori di innervazione si rimanda alla lettura di questo articolo: Nervi e muscoli del plesso lombosacrale.

Il dolore, il più delle volte monolaterale ( dolore lombare destro o dolore lombare sinistro ), è descritto talora come bruciante, talora come acuto, penetrante, “a scosse” e talvolta più lieve e continuo. Frequentemente sono associati altri sintomi quali formicolio, intorpidimento e ipostenia (debolezza muscolare). Nei casi più severe si può avere perdita completa della sensibilità di un’area della gamba interessata, grave debolezza fino all’impossibilità alla deambulazione autonoma, alterazione delle funzioni sfinteriali (incontinenza).

CRURALGIA O NEVRALGIA CRURALE

La cruralgia o nevralgia crurale è determinata da una compressione delle radici L3-L4, causata più frequentemente da un’ernia discale o da un conflitto misto, discale e artrosico.
Clinicamente si caratterizza per la presenza di un dolore irradiato alla faccia anteriore della coscia, che può arrivare fino al ginocchio e alla faccia anteriore della gamba.
Alla cruralgia si accompagna spesso lombalgia (lombo-cruralgia) e in genere il dolore lombare che accompagna le cruralgie è localizzato più in alto rispetto al dolore lombare che accompagna le sciatalgie.

E’ possibile avvertire un dolore alla schiena solo al lato destro o al lato sinistro? Certamente sì, anzi la lombosciatalgia e la lombocruralgia sono caratterizzate da un dolore di regola monolaterale.

Differenze tra lombosciatalgia e cruralgia
Differenze tra lombosciatalgia e cruralgia

Lombalgia acuta

La lombalgia acuta è un dolore alla schiena che insorge acutamente, improvvisamente, in genere in seguito a un sforzo nel sollevare un carico o dopo un movimento incauto in torsione del busto.
Il dolore può essere estremamente violento e il soggetto affetto sente la propria schiena “bloccata” in quanto qualsiasi movimento è causa di esacerbazione del dolore.

E’ piuttosto comune l’assunzione di una posizione detta “atteggiamento antalgico” , ovvero una postura particolare, frequentemente con perdita o inversione della lordosi lombare e inclinazione laterale, nella quale il soggetto avverte meno dolore e che pertanto tende a mantenere.

Si assiste inoltre a una brusca contrattura muscolare riflessa, che ha lo scopo di proteggere il rachide da movimenti che potenzialmente potrebbero causare danno o dolore.
In base all’atteggiamento antalgico è possibile distinguere due categorie di lombalgia:

  • lombalgia con sollievo estensorio
  • lombalgia con sollievo flessorio

Esse hanno un’origine, una spiegazione eziopatogenetica e un trattamento differente.
La lombalgia acuta è spesso causata dalla migrazione rapida di un frammento di nucleo polposo del disco intertevebrale all’interno di una fessura nell’anulus fibroso. In tali casi è opportuno rivolgersi al medico e sono indicati il riposo, farmaci anti-infiammatori e miorilassanti.

Lombalgia cronica

Si configura un quadro di lombalgia cronica quando il dolore alla schiena perdura per un periodo di 3-6 mesi e più senza significativi periodi di interruzione.
L’incidenza di lombalgia cronica è di circa il 5% dei casi di lombalgia acuta.
Un dolore che cronicizza è un dolore che non è stato adeguatamente trattato in fase acuta oppure un dolore che deriva da una condizione a genesi multifattoriale e che va trattata inquadrando il problema nel suo complesso.

Diagnosi – Quali esami è necessario effettuare in caso di mal di schiena?

In genere una buona raccolta anamnestica del disturbo del paziente e della sua storia clinica, unite a un esame obiettivo consentono di giungere a una diagnosi.
In caso di dubbi o in presenza di sintomi di allarme il medico potrà consigliare l’esecuzione degli accertamenti più appropriati (radiografia, risonanza magnetica, tomografia computerizzata, scintigrafia, esami del sangue ecc. ) .

Lombosciatalgia – Ortopedico o fisiatra?

Molti pazienti chiedono a quale di queste due figure sia opportuno rivolgersi in caso di mal di schiena. La risposta è che entrambi sono qualificati per questo tipo di problema. L’ortopedico può proporre opzioni di trattamento chirurgico, se indicate; il fisiatra può prescrivere cicli di terapie fisiche a scopo antalgico o cicli di rieducazione motoria guidati da un fisioterapista.

Lombalgia e lombosciatalgia – Rimedi e cura

Lombosciatalgia – Quali farmaci?

In fase acuta, su prescrizione medica, possono essere indicati farmaci analgesici, antinfiammatori steroidei (terapia cortisonica) e non e farmaci miorilassanti.

Lombalgia e lombosciatalgia – Quali terapie fisiche?

Le terapie fisiche possono fornire un buon sollievo a una condizione dolorosa della schiena. Le più frequentemente utilizzate sono:

Lombosciatalgia – Quando operare?

Esistono condizioni patologiche causanti mal di schiena che possono essere suscettibili di trattamento chirurgico, su indicazione ortopedica.

Lombalgia – Caldo o freddo?

Possono far bene entrambi.
Il freddo è utile per lenire condizioni dolorose di a origine infiammatoria o post-traumatiche.
Il caldo ha un effetto benefico miorilassante (rilassante sui muscoli) e favorisce la circolazione sanguigna.

Quanto dura una lombosciatalgia e quanti giorni di riposo sono necessari?

Una lombalgia acuta è per definizione di durata inferiore alle 6 settimane. Se trattata tempestivamente ha mediamente una risoluzione nell’arco di una settimana.
La lombalgia cronica ha una durata di oltre le 12 settimane e la terapia è molto più complicata.

Consigli per prevenire il mal di schiena

  • Controllare il peso corporeo
  • Fare esercizio fisico in modo continuativo in modo da mantenere un adeguato trofismo muscolare: la muscolatura paravertebrale e addominale stabilizza la colonna vertebrale proteggendola da eventuali sollecitazioni che potrebbero arrecato danno.
  • Evitare movimenti scorretti come sollevare oggetti troppo pesanti. Per sollevare oggetti da terra non piegare la schiena, divaricare e piegare le gambe.

Educazione posturale:

  • evitare di mantenere la stessa posizione a lungo.
  • in posizione seduta utilizzare sedie di altezza adeguata per la propria statura, utilizzare un sostegno lombare, appoggiare i gomiti sui braccioli
  • alla guida dell’auto la distanza del sedile dai pedali deve consentire alla tronco di appoggiarsi allo schienale e mantenere le ginocchia leggermente flesse. Può inoltre essere utile l’utilizzo di un cuscino lombare
  • per chi sta in piedi a lungo è bene cambiare frequentemente posizione

Lombalgia e Lombosciatalgia: quali sport sono indicati e quali no

Non tutti gli sport sono indicati in presenza di mal di schiena. L’ideale è fare movimento in acqua perché la riduzione del peso corporeo facilita il movimento aiutando la muscolatura a rilassarsi. Anche una buona pedalata in bicicletta, meglio se in pianura, può fare del bene.
Gli sport controindicati sono sicuramente quelli che sottopongono la colonna vertebrale a carichi eccessivi o a forze di trazione o torsione improvvise: no al tennis, no al sollevamento pesi, no al jogging perché espone a microtraumi ripetuti.

 


LOMBALGIA E LOMBOSCIATALGIA – ESERCIZI RIABILITATIVI

Di seguito sono illustrati alcuni semplici esercizi che è possibile eseguire anche al domicilio e hanno lo scopo rinforzare i muscoli stabilizzatori della colonna vertebrale e alleviare il dolore.

1° Esercizio – Flessione gamba singola  

  1. Porsi in posizione supina
  2. Sollevare un arto inferiore singolarmente con ginocchio piegato e avvicinarlo al tronco
  3. Mantenere la posizione per 10-15 secondi
  4. Ripetere il ciclo per 10 volte alternando l’esercizio con l’altra gamba

 2º Esercizio – Flessione con entrambe le gambe 

  1. Porsi in posizione supina
  2. Sollevare entrambi gli arti inferiori con ginocchia piegato e avvicinarli al tronco
  3. Mantenere la posizione per 10-15 secondi
  4. Ripetere il ciclo per 10 volte

 3º Esercizio – Torsione lombare con gamba singola

  1. Porsi in posizione supina
  2. Aprire la braccia estese a 90° rispetto al tronco
  3. Sollevare un arto inferiore con ginocchio flesso e avvicinarlo al tronco con l’aiuto della mano controlaterale
  4. Portare lentamente l’arto inferiore flesso dal lato opposto fino a toccare il pavimento o comunque rispettando la soglia del dolore
  5. Mantenere la posizione per 10-15 secondi
  6. Ripetere il ciclo per 10 volte

4º Esercizio – Allungamenti

  1. Raggiungere la posizione quadrupedica
  2. Con la schiena ben dritta e braccia distese allungarsi in avanti fin dove possibile, indietreggiando col sedere
  3. Mantenere la posizione per 10-15 secondi
  4. Ripetere il ciclo per 10 volte

5° Esercizio – Estensioni

 

  1. Sdraiarsi a pancia in giù con le braccia estese in avanti
  2. Sollevare il capo ed estendere dolcemente la parte alta del busto mantenendo l’addome aderente al pavimento
  3. Mantenere la posizione per 10 secondi
  4. Ripetere il ciclo per 10 volte

6° Esercizio – Allungamento della catena muscolare posteriore degli arti inferiori

esercizio lombosciatalgia 2

  1. Sdraiarsi in posizione supina e avvicinarsi a una parete
  2. sollevare entrambi gli arti inferiori piegati e appoggiare i piedi alla parete
  3. estendere lentamente le ginocchia rispettando la tolleranza al dolore se presente
  4. Mantenere la posizione per 10 secondi
  5. Ripetere il ciclo per 10 volte

Esistono moltissimi altri esercizi che possono essere eseguiti nel paziente con mal di schiena e che possono essere suggeriti dal fisiatra o appresi durante le sedute di fisioterapia.

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