Onde d’urto: terapia, controindicazioni, efficacia

Le onde d’urto sono una metodica non invasiva, ben tollerata e di ottima efficacia. Le onde d’urto vengono utilizzate nel trattamento di molte patologie ortopediche, in particolare tendinopatie, calcificazioni periarticolari e pseudoartrosi, grazie alle documentate proprietà anti-infiammatorie, anti-dolorifiche, anti-edemigene nonché stimolanti la rigenerazione ossea, cutanea e il processo di guarigione di piaghe, ulcere e ferite di varia origine.

Onde d urto
Trattamento onde d’urto

Storia e campi di applicazione 

Le onde d’urto hanno cominciato a essere impiegate in campo medico a partire dall’inizio degli anni ’80 nell’ambito delle patologie litiasiche (calcolosi) delle vie urinarie, come alternativa all’intervento chirurgico, con lo scopo di distruggere i calcoli, senza arrecare danno ai tessuti adiacenti.

Verso la metà degli anni ’80 si è cominciato ad applicare le onde d’urto anche nel trattamento di patologie di pertinenza ortopedica, sia nell’ambito delle malattie dei tessuti ossei, che dei tessuti molli.

Negli ultimi anni, una sempre maggiore attenzione nei confronti di questa metodica, ha portato a interessanti risultati e notevole efficacia anche in ambito dermatologico, in particolare nel trattamento e nell’accelerazione della guarigione di molte lesione come ferite, ustioni o ulcere.

Nel prossimo futuro si prospetta un possibile impiego anche nell’ambito della patologia coronarica.

Che cosa sono le onde d’urto: principio fisico di funzionamento

Le onde d’urto sono, dal punto di vista fisico, delle onde acustiche ad alta energia prodotte da particolari generatori (elettroidraulici, elettromagnetici o piezoelettrici) e veicolate nel corpo umano mediante un sistema di trasmissione che permette di focalizzarle sul bersaglio da trattare e determinare una stimolazione meccanica diretta.

Le onde d’urto non vanno confuse con gli ultrasuoni, anch’essi utilizzati come terapia fisica o, più diffusamente, a scopo diagnostico in ecografia: le onde d’urto, infatti, hanno una diversa “morfologia d’onda” e possiedono energie molto superiori (anche mille volte maggiori).

Ogni onda d’urto è caratterizzata da un brusco aumento pressorio (picco di pressione positivo) seguito da una fase, più lenta, di ritorno alla pressione atmosferica (pressione negativa): questo determina l’instaurarsi di fenomeni di cavitazione con formazione di microbolle. Potenzialmente, queste ultime possono provocare danni tissutali agli organi che contengono aria (polmoni, visceri addominali..): infatti è controindicato applicare onde d’urto su target di questo tipo. 

Tra la sorgente e il target è presente un’interfaccia liquida che ha lo scopo di trasmettere l’onda d’urto e, al contempo, focalizzare con precisione il bersaglio da trattare. Le onde d’urto possono agire con una profondità variabile tra 0 e 60 millimetri: è possibile regolare la macchina in modo da trasmettere la quantità di energia desiderata alla profondità desiderata, a seconda dell’effetto terapeutico che si vuole ottenere.

Meccanismo d’azione, effetti diretti e indiretti

In generale possiamo distinguere effetti diretti ed effetti indiretti delle onde d’urto:

  • Effetti diretti: Il primo effetto delle onde d’urto è di tipo meccanico diretto: il picco pressorio positivo agisce soprattutto nell’interfaccia tra tessuti dotati di diversa impedenza (osso e tessuti molli ad es.).
  • Effetti indiretti: Il secondo effetto, ben più importante dal punto di vista clinico, è di tipo indiretto ed è dovuto soprattutto a fenomeni cavitazionali che innescano la produzione di radicali liberi e ossido nitrico (NO) con azione vasodilatante e neoangiogenetica.

Il meccanismo d’azione è, inoltre, profondamente diverso a seconda che il bersaglio sia una struttura non vitale (es. un calcolo renale) o un tessuto vivente (es. un tendine).

Nel primo caso, come avviene ad esempio nella litotripsia, i calcoli renali, concrezioni calcifiche inerti e molto dure, quando sono investite da onde regolate a opportune energie, si disintegrano fino a venire espulse come frammenti di minori dimensioni. Questo appare dovuto più a effetti di tipo diretto.

I tessuti viventi, invece quali l’osso, i muscoli, i tendini e i legamenti, quando raggiunti dalle onde (a livelli energetivi adeguati alla sede di trattamento), non subiscono danni né si frantumano come accade per i calcoli renali. In questo caso sono prevalenti gli effetti di tipo indiretto. I tessuti vitali trattati subiscono una serie di micro-traumi che fungono da una sorta di “micro-idromassaggio” che innesca una serie di reazioni cellulari, cascate enzimatiche e reazioni biochimiche con produzione di mediatori e fattori di crescita che conducono a un effetto anti-infiammatorio, anti-dolorifico e anti-edemigeno.

Gli effetti indiretti includono:

  • Disgregazione di strutture patologiche quali le microcalcificazioni: queste ultime non possiedono una struttura organizzata come il normale tessuto osseo e sono più facili da disintegrare. 
  • Iperemia e neoangiogenesi capillare: le onde forniscono, probabilmente a causa dell’aumento transitorio del gradiente pressorio, un input alla formazione di nuovi vasi anche in tessuti per natura scarsamente vascolarizzati: questo favorisce il riassorbimento dei frammenti delle strutture disgregate.
  • Effetto anti-infiammatorio: sono state proposte diverse ipotesi per spiegare l’effetto anti-infiammatorio delle onde d’urto. Appare probabile che l’aumento del flusso sanguigno locale indotto dalla neoangiogenesi determini un “wash-out” con rimozione delle sostanze pro-infiammatorio e dannose accumulatesi nei tessuti trattati.  
  • Effetto anti-dolorifico: l’effetto analgesico ha una base multifattoriale che include la produzione di endorfine, la stimolazione di terminazioni nervose locali e meccanismi neurofisiologici legati alla “teoria del cancello”.

Dunque le onde d’urto frantumano le calcificazioni? Non è propriamente corretto. Le calcificazioni tendinee hanno una consistenza ben diversa da quella dei calcoli renali: l’onda d’urto di per sé NON è responsabile della sua disgregazione, ma è sempre necessario l’innesco dei meccanismi di riparazione sovra descritti. Tutto questo richiede tempo: è per questo che l’effetto delle onde d’urto non è immediato, ma progressivo nel giro di qualche settimana.

Indicazioni terapeutiche, per quali patologie sono indicate?

Le onde d’urto sono indicate sia per patologie in fase acuta (instaurate da pochi giorni o poche settimane) che per patologie in fase cronica (presenti da molto tempo, spesso anni). E’ spesso un trattamento di prima linea, perché semplice, non invasivo per il paziente, con pochi effetti collaterali, poco costoso e dotato di un’ottima efficacia, sia se applicata da sola sia se utilizzata in associazione con altre terapie. 

Tendinopatie

Le sedi più frequentemente interessate da tendinopatia e che possono essere efficacemente trattate con onde d’urto sono:

  • Cuffia dei rotatori (spalla):  le onde d’urto sono molto efficaci nel trattamento delle tendinopatie della cuffia dei rotatori, sia per quanto riguarda le tendinopatie inserzionali che quelle calcifiche. I tendini più spesso interessati da questa patologia sono il tendine del capo lungo del bicipite omerale (BLCO) e il tendine del sovraspinato. 
  • Gomito: epicondiliti (gomito del tennista) ed epitrocleiti (gomito del golfista) sono patologie molto frequenti negli sportivi o in chi compie gesti ripetitivi degli arti superiori. Possono essere molto dolorose e invalidanti. Le onde d’urto in questa sede possono essere abbastanza dolorose.
  • Ginocchio: tendinopatia rotulea, tendiniti post-traumatiche, tendinite della zampa d’oca
  • Piede: tendinopatia del tendine d’achille (Onde d’urto per la tendinopatia achillea)
  • Tendinopatie inserzionali a carico dei muscoli adduttori della coscia
  • Fascite plantare e sperone calcaneare

Patologie ossee

  • Pseudoartrosi e ritardi di consolidamento delle fratture: non tutte le fratture guariscono come dovrebbero o entro le tempistiche normali. Una terapia con onde d’urto a energie adeguate è in grado di fornire lo stimolo necessario all’attivazione dei normali meccanismi riparativi che portano alla guarigione del focolaio fratturativo.
  • Rizoartrosi:  artrosi dell’articolazione trapezio-metacarpale della mano. 
  • Necrosi asettica della testa del femore o della testa dell’omero.
  • Osteocondriti dissecanti in stadi precoci e dopo la maturità scheletrica.
  • Algoneurodistrofie.

Patologie dei tessuti molli

  • Miositi Ossificanti e Calcificazioni Eterotopiche
  • Esiti fibrotici e/o calcifici conseguenti lesioni di muscoli, legamenti, fasce
  • Condrocalcinosi a livello di: gomito, anca, ginocchio
  • Morbo di Dupuytren

 Indicazioni in chirurgia plastica

Le onde d’urto defocalizzate sono utilizzate con successo nel trattamento di ulcere cutanee, ferite e ustioni.

Onde d’urto, controindicazioni, 7 casi in cui sono da evitare

Quali sono le controindicazioni delle onde d’urto? Le onde d’urto sono pericolose? Se sono applicate dal medico nel rispetto dei protocolli terapeutici codificati, è una terapia sicura, efficace e pressoché priva di effetti collaterali.

Le principali controindicazioni alle onde d’urto sono:

  1. La presenza nel campo focale da trattare, o immediatamente vicino, di strutture delicate quali encefalo, midollo spinale, gonadi o organi cavi come polmone e intestino: nel passaggio dell’onda sonora dal mezzo solido a quello gassoso si rischia di provocare lesione ai tessuti
  2. Gravidanza
  3. Terapia con Anticoagulanti Orali (sia TAO che NAO, es. Warfarin, Dabigatran) e gravi patologie della coagulazione del sangue: in questi casi si ha una abnorme facilità al sanguinamento, pertanto sono controindicate. In chi non ha malattie della coagulazione questo non si verifica o, al massimo, può comparire un lieve arrossamento della cute che tende a risolversi nel giro di 24-48 ore.
  4. Neoplasie
  5. Infezioni dei tessuti molli o dell’osso
  6. Pacemaker o elettrostimolatori: si deve porre attenzione al tipo di generatore utilizzato.
  7. Bambini e adolescenti: la presenza di nuclei di ossificazione non ancora saldati è una controindicazione alla terapia.
onde d'urto
Infografica sulle onde d’urto

Come si svolge una seduta?

Il trattamento è ambulatoriale e un ciclo di terapia prevede solitamente 3 applicazioni, una a settimana.

Il paziente viene fatto sedere o sdraiare sul lettino. Il medico, dopo aver acquisito il consenso informato, spiegato la procedura, gli effetti desiderati e i possibili effetti indesiderati, applica la sonda sulla superficie cutanea, per un tempo che va da qualche secondo a pochi minuti. Durante la seduta è possibile modificare l’energia erogata o spostare la sede di applicazione, a seconda della risposta ottenuta.

Spesso il paziente riferisce un soggettivo miglioramento già dopo la prima seduta ma, per poter apprezzare il vero effetto terapeutico è necessario aspettare una o due settimane dal termine del ciclo. L’effetto benefico sul dolore è, infatti, lento e progressivo col tempo.

E’ possibile sfruttare la terapia per agire sinergicamente con altre terapie fisiche e/o con sedute di rieducazione motoria, a seconda dell’indicazione per cui sono prescritte.

Parametri modificabili durante una seduta

I seguenti parametri sono impostabili dal medico durante la seduta a seconda dell’indicazione clinica, della sede da trattare e della risposta/tolleranza al trattamento.

  • Densità di Energia
  • Numero di colpi totali da somministrare
  • Frequenza di emissione dei colpi

Alcuni apparecchi sono provvisti di puntamento ecografico per una migliore localizzazione della struttura da trattare. 

 

Onde d’urto – Effetti Collaterali

Le onde d’urto radiali o focalizzate, se eseguite in modo corretto da personale qualificato, sono un trattamento sicuro, non invasivo, con pochi effetti collaterali e generalmente ben tollerato. 

I più comuni effetti indesiderati includono:

  • Formazione di piccoli ematomi o ecchimosi superficiali: più frequenti nei pazienti che assumono terapia antiaggregante (ASA o Clopidogrel) o anticoagulante (NAO o TAO).
  • Temporaneo incremento della sintomatologia dolorosa: è un fenomeno piuttosto comune, ma temporaneo. Non bisogna spaventarsi perché col passare dei giorni si apprezzerà l’effetto terapeutico. In caso di dolore è opportuno NON applicare il ghiaccio a scopo antalgico perché la crioterapia determina una vasocostrizione che può inficiare parzialmente l’effetto terapeutico. 

Dolorabilità – Le onde d’urto fanno male? sono dolorose?

La domanda più frequente che il paziente pone al medico in relazione a questa terapia è: “le onde d’urto fanno male? sono dolorose?”.  La risposta è SI, le onde d’urto fanno male e possono essere dolorose, con ampia variabilità da persona a persona.

A seconda della zona da trattare, in particolare a seconda della vicinanza alle superfici ossee, il trattamento può essere più o meno doloroso. Il medico può effettuare durante la seduta qualche pausa o diminuire la profondità delle onde, a seconda della vostra tolleranza. 

Ogni seduta dura, a seconda del tipo di macchina utilizzato, da 1 a 5 minuti. Viene evocato il dolore ben noto al paziente perché viene sollecitata proprio la zona dolente: finita la seduta potrebbe permanere una certa dolenzia per tutto l’arco della giornata, è assolutamente normale e fa parte dell’effetto terapeutico. Potete assumere un antidolorifico, ma, dovete evitare di applicare il ghiaccio: il ghiaccio è, infatti, un vasocostrittore e questo renderebbe nulla l’efficacia della terapia.

Dopo quanto tempo questa terapia da risultati? quante sedute sono necessarie?

Dopo quanto tempo ha effetto la terapia con onde d’urto? I risultati non sono immediati, è necessario attendere almeno una o due settimane dopo il termine dell’ultima seduta del ciclo per poter apprezzare l’effetto terapeutico. Questo è dovuto al meccanismo d’azione che interviene su reazioni biologiche complesse e fenomeni riparativi che necessitano di tempo per instaurarsi. Il ciclo terapeutico può essere ripetuto, a distanza di almeno 1 mese, per incrementare il beneficio. 

Conclusioni

Questa terapia ha le seguenti proprietà:

  • consente di ridurre o sostituire il ricorso ai trattamenti chirurgici
  • consente di ridurre l’uso dei farmaci anti-infiammatori e antidolorifici
  • velocizza i processi di guarigione
  • è semplice, sicuro, ha poche controindicazioni ed effetti collaterali quasi nulli

Una interessante revisione sistematica e meta-analisi pubblicata ad Aprile 2018 ha studiato l’efficacia e la sicurezza della terapia nel trattamento delle patologie acute e croniche dei tessuti molli. Per approfondimento, è possibile leggere il full text su Pubmed visitando questo link: Articolo sull’efficacia e sicurezza delle onde d’urto.

Riferimenti Scientifici:

  • Gerdesmeyer L, Wagenpfeil S, Haake M et al. Extracorporeal shock wave therapy for the treatment of chronic calcifying tendonitis of the rotator cuff: a randomized controlled trial. JAMA 2003;290:2573–80
  • Haake M, Deike B, Thon A et al. Exact focusing of extracorporeal shock wave therapy for calcifying tendinopathy. Clin Orthop Relat Res 2002;397:323–31
  • Schmitz C, Császár NB, Rompe JD et al. Treatment of chronic plantar fasciopathy with extracorporeal shock waves (review). J Orthop Surg Res 2013;8:31–41
  • Lee SS, Kang S, Park NK et al. Effectiveness of initial extracorporeal shock wave therapy on the newly diagnosed lateral or medial epicondylitis. Ann Rehabil Med 2012;36:681–7.
  • Larking AM, Duport S, Clinton M et al. Randomized control of extracorporeal shock wave therapy versus placebo for chronic decubitus ulceration. Clin Rehabil 2010;24:222–9.
  • Speed C. A systematic review of shockwave therapies in soft tissue conditions: focusing on the evidence. Br J Sports Med 2014;48:1538–42
  • Vahdatpour B, Sajadieh S, Bateni V et al. Extracorporeal shock wave therapy in patients with plantar fasciitis. A randomized, placebo-controlled trial with ultrasonographic and subjective outcome assessments. J Res Med Sci 2012;17:834–8.
  • Kolk A, Yang KG, Tamminga R et al. Radial extracorporeal shock-wave therapy in patients with chronic rotator cuff tendinitis: a prospective randomised double-blind placebo-controlled multicentre trial. Bone Joint J 2013;95-B:1521–6.
  • Chow IHW, Cheing GLY. Comparison of different energy densities of extracorporeal shock wave therapy (ESWT) for the management of chronic heel pain . Clin Rehabil 2007;21:131–41.
  • Cacchio A, Paoloni M, Barile A et al. Effectiveness of radial shock-wave therapy for calcific tendinitis of the shoulder: single-blind, randomized clinical study. Phys Ther 2006;86:672–82.
  • Wang CJ, Liu HC, Fu TH. The effects of extracorporeal shockwave on acute high-energy long bone fractures of the lower extremity. Arch Orthop Trauma Surg 2007;127:137–42.
  • Wang CJ, Ko JY, Chan YS et al. Extracorporeal shockwave for chronic patellar tendinopathy. Am J Sports Med 2007;35:972–8.
  • Rompe JD, Furia J, Weil L et al. Shock wave therapy for chronic plantar fasciopathy. Brit Med Bul 2007;81 and 82:183–208.
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20 Comments

  1. Francesco Paccamiccio
    25 novembre 2018

    Buongiorno, le onde d’urto sono indicate per una osteite pubica con edema osseo in un ragazzo di 16 anni?
    Grazie !!!

    • Giovanna Russo
      Dr.ssa Giovanna Russo
      9 dicembre 2018

      Gentile Francesco, la terapia con onde d’urto è controindicata durante l’accrescimento.

  2. Dr.ssa Giovanna Russo
    Dr.ssa Giovanna Russo
    28 maggio 2018

    Gentile Sig . Antonio, in generale le onde d’urto trovano indicazione nella terapia delle entesopatie del tendine d’Achille. Per porre indicazione al trattamento nel suo caso specifico è necessario comunque eseguire visita medica, anche per escludere eventuale presenza di controindicazioni

  3. antonio
    23 maggio 2018

    Buon giorno dottoressa volevo sapere se con sedute di onde d’urto posso risolvere il problema che ho, le allego referto medico grazie aspetto una sua risposta…ESAME ESEGUITO: ETG TENDINE ACHILLEO esame eseguito con sonda lineare ad alta frequenza, anche in comparativa con il controllato si apprezza, in corrispondenza dell’estremita’ distale del tendine, sul versante esterno, ispessimento con iperecogenicita’ ed irregolarita’ delle fibre tendinee associata ad edema ed iperemia delle parti molli peritendinee come per entesopatia distale. Non si osservano immagini riferibili a rottura delle fibre tendinee lieve prominenza della tuberosita’ del calcagno.

  4. Dr.ssa Giovanna Russo
    Dr.ssa Giovanna Russo
    17 aprile 2018

    Gentile Sig. Davide,
    il ghiaccio subito dopo una seduta non è indicato in quanto può vanificare le potenzialità terapeutiche della metodica (la terapia agisce incrementando il flusso sanguigno locale, mentre il ghiaccio fa l’opposto). Detto questo, fermo restando che le mie sono solo ipotesi non conoscendo nel dettaglio la sua situazione, mi pare improbabile che le onde d’urto possano essere state la causa della sua sintomatologia. Più verosimile invece che possa essere stato un sovraccarico dovuto alla sessione di sport intenso cui si è sottoposto. Da evitare, in presenza di tendinopatia della cuffia dei rotatori, specie in fase acuta, gli esercizi che richiedano il sollevamento di pesi al di sopra della linea del capo.

  5. Davide
    9 aprile 2018

    Buonasera dottoressa,
    A causa di una microcalcificazione in un tendine della spalla, ho subito una prima sessione di onde d urto focali.
    Non ho avuto dolore i primi giorni ma dopo una sessione di sport intenso accuso un dolore fortissimo che mi impedisce di usare normalmente il braccio.
    Vorrei solo sapere se i due eventi possono essere correlati.
    Faccio notare che il tecnico che mi ha trattato mi ha consigliato del ghiaccio laddove mi avesse fatto male….
    Grazie dei consigli.
    Davide

  6. michele
    25 marzo 2018

    complimenti molto interessante

  7. Dr.ssa Russo Giovanna
    Dr.ssa Giovanna Russo
    24 marzo 2018

    Gentile Sig. ra Margherita, il morbo di Ledderhose è un raro disturbo del tessuto connettivo che si manifesta con un ispessimento della fascia plantare (la malattia è anche detta fibromatosi plantare).
    E’ riportato in letteratura scientifica che le onde d’urto siano in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa in tale patologia. Le cito questo studio del 2012: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23031080 . Nell’ambito di un trattamento conservativo è consigliabile associare esercizi di stretching per la fascia plantare e utilizzare calzature o plantari adeguati. Se il dolore dovesse persistere e divenire invalidante è possibile ricorrere all’intervento chirurgico.

  8. margheirta
    23 marzo 2018

    cortesemente vorrei sapere se le onde d’urto sono indicate per la malattia di ledderhose
    grazie, saluti

  9. Dr.ssa Russo Giovanna
    Dr.ssa Giovanna Russo
    4 marzo 2018

    Gentile Sig. Roberto, la terapia con onde d’urto in sé in genere non controindica l’attività fisica.

  10. ROBERTO
    22 febbraio 2018

    Nel caso di uno sportivo, è necessario uno stop assoluto o una attività blanda è consentita durante la terapia ?

  11. Dr.ssa Russo Giovanna
    Dr.ssa Giovanna Russo
    18 febbraio 2018

    Gentile Sig. ra Nadia, non è possibile nel suo caso dare un consiglio a distanza senza averla valutata. Si rivolga in prima battuta al suo medico di famiglia che la indirizzerà, se necessario, allo specialista.

  12. Dr.ssa Russo Giovanna
    Dr.ssa Giovanna Russo
    18 febbraio 2018

    Gentile Sig. ra Maria Grazia, in genere vengono eseguiti cicli da 3 sedute: 1 volta alla settimana per 3 settimane di trattamento.

  13. maria grazia
    18 febbraio 2018

    Durante un pellegrinaggio ho avuto male ai piedi ma non mi sono fermata continuando con Brufen e arnica. Inoltre avevo un plantare che non sosteneva bene il mio piede un po’ piatto. Al rientro fascite plantare bilaterale che non riuscivo a mettere i piedi in terra al mattino. La farò breve: laser. Ultrasuoni. Plantari correttivi. Il tutto in più cicli ripetuti. Ho anche saltuariamente dei bruciori. Si lo so mi dovevo fermare…..sono così da giugno. Migliorata ma non affatto guarita….mI mancano le onde d’urto. Vorrei conoscerne la frequenza. Una volta alla settimana ? Grazie mille

  14. Nadia Colombo
    16 febbraio 2018

    Ho fatto mercoledì l’ultima, di tre sedute, d’onda d’urto, per una microcalcificazionecalla alla spalla, ho avuto le prime 2 sedute un po’ di sollievo immediato e poi il giorno successivo più dolore del solito che passava dopo una settimana. Invece l’ultima seduta fatta appunto mercoledì dolorosissima è seppur prendo antidolorifico nn passa ho un male terribile che quasi ho il braccio paralizzato, formicolio e dolore anche al polso, mano e dita ed è gonfio vorrei andare al pronto soccorso se nn passa cosa devo fare? Ho male pazzesco e nn dormo la notte perché qualsiasi posizione fa malissimo.

  15. Dr.ssa Russo Giovanna
    Dr.ssa Giovanna Russo
    16 gennaio 2018

    Gentile Sig.ra Santa,
    le onde d’urto possono essere molto utili in caso di tendinite. Si affidi all’indicazione del medico che l’ha visitata. Sono a mutuabili in alcune regioni italiane, mentre privatamente il costo varia a seconda dei centri.

  16. Dr.ssa Russo Giovanna
    Dr.ssa Giovanna Russo
    16 gennaio 2018

    Gentile Sig. Riccardo,
    il numero e l’ “intensità” dei colpi possono essere modulati in base all’indicazione e alla sua soglia del dolore.. ne parli col terapista che la sta trattando

  17. riccardo biava
    10 gennaio 2018

    dolorossime, al limite della perdita dei sensi. devo fare ancora 2 applicazioni ma sono in forte dubbio.
    intervento ad entrambi le spalle

  18. Santa Punturiero
    10 gennaio 2018

    Buongiorno, ho una borsite alla caviglia con molto dolore quando cammino, il mio medico dice che potrebbe esserci una tendinite, in questo caso possono essere utili le onde d urto e quanto costano.

  19. Maria
    16 agosto 2017

    Ho fatto la prima seduta di onde urto per lo sperone calcaneare, fanno abbastanza male, sembrava che il tecnico stesse usando un martelletto pneumatico 😀 Ho sentito un po’ di dolore sia durante che il giorno dopo, spero di risolvere il prima possibile!!

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