Coxartrosi: l’artrosi dell’anca

La coxartrosi, o artrosi dell’anca, è una malattia caratterizzata dalla progressiva degenerazione della cartilagine articolare dell’anca che conduce a dolore, rigidità, riduzione della mobilità e della funzione globale dell’articolazione.

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Rappresenta la seconda localizzazione più frequente di artrosi, dopo l’artrosi del ginocchio,  e ha un impatto notevole sulla qualità della vita, sull’insorgenza di disabilità e sui costi sociali.

La coxartrosi ha una prevalenza di 1/2000 adulti, può colpire una o entrambe le anche (coxartrosi bilaterale) ed è più frequente tra gli individui di età superiore a quarant’anni, di sesso femminile e in sovrappeso.

Cenni di anatomia dell’anca

L’articolazione dell’anca, o articolazione coxofemorale, è un’enartrosi tra l’acetabolo (o cotile) dell’osso iliaco (parte del bacino) e la testa del femore: consente un ampio range di movimento ed è centrale nel mantenimento della stazione eretta e nella deambulazione.

Sia la superficie acetabolare che la testa femorale sono rivestite da uno strato di cartilagine ialina, che le rende perfettamente lisce e permette un’ottimale riduzione degli attriti.

L’articolazione è stabilizzata da una robusta capsula fibrosa e da numerosi legamenti.

Le cause di coxartrosi

L’artrosi all’anca può essere primitiva, ovvero insorgere su un’articolazione altrimenti sana, oppure secondaria, cioè conseguenza di affezioni malformative o eventi traumatici.

La coxartrosi primitiva costituisce circa il 40% dei casi e insorge solitamente al di sopra dei quarant’anni: non è identificabile una precisa causa sottostante.

La coxartrosi secondaria si manifesta in età più giovanile come conseguenza di una deformazione anatomica dell’anca che altera la normale distribuzione dei carichi predisponendo a un’usura precoce: si tratta frequentemente di una displasia acetabolare (una cavità acetabolare poco profonda o retroversa) che riduce la superficie di contatto tra la testa del femore e l’acetabolo.

Entrambe le forme di coxartrosi sono accomunate dalla progressiva perdita di cartilagine articolare, che, nelle fasi finali, tende a scomparire completamente. Di conseguenza, le superfici ossee entrano “in conflitto” durante i movimenti danneggiandosi a vicenda.

Fattori di rischio per coxartrosi

In generale sono identificabili una serie di fattori di rischio in grado di innescare o accelerare la progressione del danno artrosico. Di seguito vediamo i principali.

1. Età

L’età è in generale il principale fattore di rischio per artrosi, probabilmente a causa del danno cumulato nel corso degli anni.

2. Sovrappeso e obesità

L’eccessivo peso corporeo è un importante fattore di rischio per coxartrosi, poiché causa di un maggiore stress meccanico articolare al carico.

3. Fattori ormonali

L’aumento di incidenza di artrosi nelle donne in post-menopausa, dimostrato da numerosi studi epidemiologici, suggerisce un probabile ruolo protettivo esercitato dagli estrogeni.

4. Fattori genetici

E’ ormai noto che l’artrosi non è una semplice conseguenza dell’invecchiamento dell’articolazione: la probabilità di sviluppare artrosi sarebbe in parte geneticamente determinato. Il rischio finale è il risultato di una combinazione tra geni e ambiente.

5. Stile di vita sedentario

Condurre uno stile di vita eccessivamente sedentario può portare ad abitudini posturali errate e ad una debolezza della muscolatura degli arti che può alterare la normale distribuzione dei carichi articolari.

6. Sovraccarico funzionale

Traumi o microtraumi ripetuti, occorsi in seguito ad attività sportive o lavorative particolarmente intense, potrebbero provocare un’usura precoce dell’articolazione.

7. Malattie metaboliche, endocrine, sistemiche, infettive

Patologie infiammatorie sistemiche (es. artrite reumatoide), malattie metaboliche o endocrine (es. diabete, emocromatosi) o localizzazioni settiche all’anca possono causare un danno articolare irreversibile.

Segni e sintomi di coxartrosi

Le manifestazioni cliniche dell’artrosi dell’anca sono le medesime sia per la coxartrosi primaria che per la secondaria.

Il dolore è il sintomo principale e si accompagna a rigidità e limitazione funzionale.

1. Dolore

Il dolore dell’anca artrosica è un sintomo iniziale: si tratta di dolore sordo, localizzato all’inguine ma che può irradiarsi in sede glutea o al ginocchio.

Inizialmente compare solo al carico, durante la mobilizzazione e in particolare durante alcune attività come salire o scendere le scale, accavallare le gambe, alzarsi dalla posizione seduta o semplicemente camminare.

Successivamente il dolore persiste anche a riposo e di notte, disturbando il riposo.

2. Rigidità

Tende a comparire dopo un periodo di inattività e si riduce in genere entro 30 minuti di mobilizzazione.

3. Limitazione funzionale

Il range di movimento articolare gradualmente si riduce, in primis l’estensione.

Possono essere avvertiti degli scrosci articolari durante la mobilizzazione.

La deambulazione può essere caratterizzata da una zoppia di fuga antalgica, nel tentativo di risparmiare l’arto malato dal carico che risulta doloroso.

Nei casi severi il paziente può non essere in grado di compiere alcune semplici attività come allacciarsi le scarpe.

Diagnosi di coxartrosi

La diagnosi di artrosi dell’anca è semplice e viene posta dal medico sulla base dell’anamnesi (la raccolta della storia fisiopatologica del paziente, dei sintomi, delle loro caratteristiche e modalità di esordio), dell’esame clinico (mediante specifici test) e radiografico.

E’  necessario escludere, in diagnosi differenziale, altre condizioni quali ad es. fratture di anca o bacino, lussazione dell’anca, tendiniti, borsiti trocanteriche, sciatalgie ecc.

Gli specialisti di riferimento sono il fisiatra e l’ortopedico.

Per quanto concerne gli esami radiologici, è in genere sufficiente l’esecuzione di una radiografia standard.

Esami di secondo livello come TC o RMN possono essere richiesti in casi particolari, ad es. nel sospetto di una necrosi avascolare della testa del femore.

Terapia: cure e rimedi dell’artrosi dell’anca

Gli obiettivi della terapia dell’artrosi dell’anca sono la riduzione del dolore e della rigidità e il mantenimento, più a lungo possibile, della funzionalità articolare.

1. Modifiche dello stile di vita

Abbiamo visto come l’eccesso di peso corporeo sia un fattore di rischio molto importante per coxartrosi: è necessario pertanto controllarlo.

Fondamentale inoltre praticare esercizio fisico in modo regolare al fine di conservare il più possibile il range di movimento articolare e il trofismo muscolare.

Molto utile per mantenere l’articolarità dell’anca è andare in bicicletta, avendo l’accortezza di utilizzare un sellino alto e non marciare contro una resistenza elevata.

2. Farmaci

Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), cortisonici e analgesici, possono essere utili, su prescrizione medica, nel controllo della sintomatologia dolorosa e nel ridurre l’infiammazione.

Il paracetamolo è considerato l’analgesico di prima scelta a causa del suo favorevole profilo di sicurezza con bassa incidenza di effetti collaterali e una buona efficacia nella riduzione del dolore.

Integratori di cartilagini per coxartrosi: controversa in letteratura scientifica la reale efficacia di integratori a base di glucosamina e condroitina solfato, molecole che sarebbero in grado di stimolare il metabolismo dei condrociti inibendo la degenerazione cartilaginea.

3. Infiltrazioni di acido ialuronico e cortisone

Le infiltrazioni articolari consistono nell’iniezione di sostanze terapeutiche, acido ialuronico o cortisone, all’interno dell’articolazione.

Le infiltrazioni articolari dell’anca vengono eseguite con guida ecografica, al fine di essere assolutamente certi di infiltrare la sostanza all’interno dell’articolazione.

L’acido ialuronico viene utilizzato soprattutto in soggetti giovani alla scopo di “lubrificare” l’articolazione e proteggerla dalla successiva usura.

Le infiltrazioni con cortisone sono utilizzate soprattutto nelle artrosi severe a scopo antinfiammatorio e antidolorifico.

Per approfondire l’argomento di rimanda alla lettura del seguente articolo: “Infiltrazioni articolari“.

4. Fisioterapia

La fisioterapia è fondamentale per mantenere il più a lungo possibile un’adeguata articolarità dell’anca, ridurre i sintomi, mantenere una corretta postura e schema del passo e ritardare il più possibile la progressione dell’artrosi.

Utili esercizi attivi e passivi di mobilizzazione articolare, stretching di flessori dell’anca, adduttori, ischio-crurali e gastrocnemio, esercizi di rinforzo della muscolatura degli arti inferiori, esercizi aerobici (come camminare per almeno mezz’ora al giorno), idrocinesiterapia in acqua calda.

5. Chirurgia

Quando la terapia conservativa non ha fornito risultati soddisfacenti e i sintomi lamentati dal paziente sono severi e interferiscono gravemente con le normali attività della vita quotidiana, è possibile ricorrere alla chirurgia.

Protesi d’anca

L’intervento di artroplastica dell’anca consente in genere il recupero di una funzionalità dell’anca, la riduzione del dolore e una buona qualità della vita.

E’ possibile ricorrere a un intervento di artroprotesi, in cui vengono sostituite sia la componente femorale che acetabolare, oppure a un intervento di endoprotesi, in cui è sostituita la sola componente femorale.

La scelta del tipo di intervento dipende dall’età del paziente, dalle comorbidità e dalle richieste funzionali.

Dopo l’intervento di artoplastica dell’anca è sempre necessario eseguire un percorso riabilitativo mirato al fine di apprendere adeguate strategie volte a evitare la lussazione della protesi, recuperare l’articolarità dell’anca, il trofismo e la stenia muscolare e l’autonomia deambulatoria con corretto schema del passo.

Il tipo di esercizi che possono essere eseguiti e la tempistica di concessione del carico sull’arto operato possono variare a seconda del tipo di protesi utilizzata e della via di accesso chirurgica.

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